
URUGUAY — La Celeste è alla 15ª partecipazione alla Coppa del Mondo, la sesta consecutiva, ma è anche la prima senza né Luis Suárez né Edinson Cavani, presenti sin dal quarto posto ottenuto a Sudafrica 2010, formando un duo di attacco tra i più forti dell’ultimo decennio. Tra le nazionali storiche della rassegna iridata, è loro la prima affermazione nel 1930, inoltre è da sempre la terza incomoda delle nazionali sudamericane, dopo le più blasonate Argentina e Brasile. Qualificatasi senza troppi patemi nel maxi girone a 10 della CONMEBOL finendo nel novero delle 4 squadre che hanno concluso a 28 punti e classificata ufficialmente al quarto posto, potrebbe essere una delle mine vaganti di questa manifestazione, contando su di una squadra esperta e di top player, ma anche su promesse non mantenute ed in cerca di una scintilla che potrebbe ravvivare la loro carriera.
L’ALLENATORE — Marcelo Bielsa: Il vero e proprio santone di questo Mondiale, semmai ce ne fosse uno. Marcelo Bielsa è una leggenda vivente, un allenatore atipico, che ha speso un’intera vita per il calcio giurandogli amore eterno venendo ricambiato solo in parte. La sua ossessione per questo sport è risaputa, così come le sue follie e le leggende metropolitane, molte delle quali veritiere; è considerato il padre putativo del calcio offensivo moderno, fatto di pressing asfissiante e di verticalità, con un’intensità elevata e con un costante riempimento dell’area di rigore avversaria. Bielsa nonostante abbia vinto pochissimo in oltre 40 anni di carriera è stato ed è fonte di ispirazione per colleghi più rinomati e titolati del 70enne nativo di Rosario. Dopo essersi ritirato presto da giocatore causa un infortunio, diventa allenatore del Newell’s Old Boys, prima nelle giovanili e poi in prima squadra vincendo due campionati argentini e divenendo un istituzione, una figura così grande che lo stadio del Newell’s è tuttora intitolato a lui. Vincerà solamente un altro titolo, il Clausura con il Vélez Sársfield nel 1998. Bielsa arriverà anche in Europa, ma senza ottenere trofei, andandoci vicino nel 2012 perdendo la finale di Europa League nel derby con l’Atlético Madrid. Bielsa è al terzo Mondiale con la terza nazionale differente: dopo la deludente eliminazione alla fase a gironi con l’Argentina nel 2002 (si riscatterà 2 anni dopo con l’oro olimpico); nel 2010 si presenta con il Cile dove esce agli ottavi, nel miglior mondiale dei cileni dal 1962. Ora l’avventura con la Celeste, per un visionario del fútbol che non intende smettere di sognare.
LA STELLA — Federico Valverde: Nella Celeste priva di Suárez e Cavani, ma in cui sono presenti istituzioni come il quasi 40enne Muslera e Giménez, il giocatore più rappresentativo è sicuramente Federico Valverde, uno dei migliori centrocampisti al mondo. Giocatore molto duttile, che oltre a fare la mezzala gioca spesso come esterno destro e persino terzino, è il perfetto interno di centrocampo box-to-box, un instancabile motorino abile negli inserimenti ma che è anche un mastino pressando asfissiantemente gli avversari, pregiudicandone il possesso. Dotato di enorme carisma grazie alla cosiddetta garra charrúa tipica degli uruguaiani, con il tempo è diventato vice-capitano del Real Madrid, oltre ad esserne ormai una bandiera. Prelevato dai Blancos appena maggiorenne dal Peñarol, dove fa in tempo a vincere un campionato, per 5 milioni di Euro, viene aggregato al Castilla, la seconda squadra del Real; la stagione successiva viene prestato al Deportivo La Coruña, dove nonostante un’ottima stagione non riesce ad evitare la retrocessione dei galiziani. Dal 2018 è stabilmente nel Real Madrid, dove conquista col passare del tempo la titolarità, diventando uno dei migliori interpreti mondiali del suo ruolo e vincendo tutto con le Merengues con un ruolo da protagonista. Dal 2017 fa parte della Celeste, dove ormai è uno dei pilastri inamovibili ed uno dei leader di questa rassegna.
IL TALENTO — Facundo Pellistri: Più che talento, Facundo Pellistri sta assumendo sempre più i contorni della parabola del giocatore di prospettiva mai sbocciato. Nonostante tutto, con i suoi 24 anni è il più giovane in rosa di una Celeste basata molto su giocatori esperti e pronti, senza alcun Under 23 convocato. Pellistri si mette in mostra al Peñarol, quando a soli 17 anni entra nelle rotazioni giallonere collezionando oltre 30 presenze tra campionato e coppa. Lo nota il Manchester United che a fine 2020 perfeziona il suo trasferimento per poi mandarlo immediatamente in prestito all’Alavés, dove resta un anno e mezzo senza però brillare, ma facendo comunque esperienza in un campionato importante come LaLiga. Fa ritorno alla casa base ma non trova spazio, tra infortuni e presenze più nella squadra riserve che nel Red Devils veri e propri; segue un altro prestito al Granada dove non evita la retrocessione dei Rojiblancos ma trova i suoi primi gol europei per poi venire ceduto a titolo definitivo ai greci del Panathīnaïkos, dove anche qui tra svariati infortuni non ha mai trovato continuità. Continuità che trova paradossalmente in nazionale, facendo parte della Celeste dal 2022 e venendo schierato spesso titolare, con 39 presenze all’attivo. Pellistri è un ala destra molto rapida che ama sfruttare la sua velocità e le sue capacità tecniche per saltare l’uomo: molto bravo nei cross, è un discreto assistman. Giocatore importante nello scacchiere di Bielsa, Pellistri sa di giocarsi un pezzo della sua carriera in questa manifestazione, dove ha tanta voglia di mettersi in mostra; una sorta di ultima spiaggia dove ha bisogno di mostrare tutto il suo talento se ha intenzione di rimanere nel calcio che conta.
È alquanto improbabile che la Celeste vinca la Coppa del Mondo come già accaduto nel 1930 e nel 1950, molto difficile anche eguagliare le semifinaliste raggiunte nel 2010: il passaggio del turno appare come una mera formalità ma l’obiettivo dell’Uruguay è quello di andare il più possibile fino in fondo, con gli ottavi o i quarti di finale come possibile punto di arrivo, ma l’Uruguay ci ha insegnato nel corso del tempo che è una nazionale ostica e difficile da affrontare; con una squadra che non molla mai, tutto è possibile.
