
ARABIA SAUDITA — I Figli del Deserto sono alla 7ª partecipazione ad un Mondiale, la terza consecutiva. Dopo aver scioccato il mondo in Qatar battendo all’esordio l’Argentina, che poi avrebbe alzato al cielo la Coppa del Mondo, l’Arabia Saudita non intende smettere di stupire cercando però di alzare l’asticella, in quanto non supera lo scoglio della fase a gironi dal 1994 (segno del destino proprio negli Stati Uniti), anno in cui gli arabi esordirono alla rassegna iridata. La qualificazione al Mondiale americano non è stata semplice: dopo il terzo posto ottenuto nella Terza Fase del Girone C targato AFC, accede alla Quarta fase, con i due gironi di spareggio; sorteggiata nel Girone B assieme ad Iraq ed Indonesia, la spunta a scapito degli iracheni per aver segnato più reti, avendo sia punti che differenza reti alla pari.
L’ALLENATORE — Giōrgios Dōnīs: Entrato in carica solamente a fine aprile causa l’esonero di Hervé Renard per via di dissidi con la federazione, Dōnīs è inaspettatamente piombato nella strada che porta negli States, nella sua prima esperienza da Commissario Tecnico. Dopo un onesta carriera da discreto centrocampista che ha lo ha visto giocare tra le big greche, vincendo svariati trofei con il Panathīnaïkos, e la Premier League inglese, venendo stabilmente convocato nella nazionale greca negli anni 90′, dà via ad una carriera da allenatore ultraventennale iniziata nelle serie minori, facendosi conoscere con il Larissa, che fa salire in massima serie per poi vincere la Kypello Ellados nel 2007, la coppa nazionale, passando in big come AEK Atene e PAOK Salonicco. Dopo qualche esonero il rilancio nel APOEL Nicosia dove nel 2014 conquista il double coppa-campionato. Da lì le prime esperienze in Medio Oriente, nel 2015/16 vince con l’Al-Hilal Coppa nazionale, Coppa di Lega e Supercoppa ma arriva secondo in campionato. Dopo gli arabi una breve esperienza negli Emirati per poi tornare nell’APOEL e poi al Panathīnaïkos, non vincendo trofei. Finito in Israele nel 2021 il definitivo ritorno in Arabia Saudita tra Al-Wahda, Al-Fateh e Al-Khaleej, dove non ottiene risultati di rilievo. L’improvvisa chiamata della federazione saudita potrebbe essere il rilancio di una carriera che per il 56enne era partita bene ma che sta cadendo nella mediocrità.
LA STELLA — Salem Al-Dawsari: Il giustiziere dell’Argentina torna nella manifestazione che lo ha reso globalmente celebre. Nonostante le quasi 35 primavere Al-Dawsari è ancora in formissima e delizia la Saudi Premier League con la sua classe e le sue giocate. Ala sinistra all’occorrenza trequartista, è un numero 10 moderno: molto tecnico e rapido, nonché specialista dei calci da fermo, grazie al suo tiro potente e preciso. Al-Dawsari è bandiera del Al-Hilal, club dove gioca ininterrottamente dal 2011, salvo una parentesi nel 2018 al Villarreal, dove colleziona una sola presenza esordendo nella Liga spagnola contro il Real Madrid. In carriera ha vinto 5 campionati saudita, 3 coppe di lega, 5 coppe nazionali, 4 supercoppe saudita e 2 Champions League asiatiche, vincendo anche la classifica marcatori nel 2024/25 con 10 gol. Al-Dawsari è inoltre il marcatore all-time del Al-Hilal per quanto concerne le competizioni continentali. Data l’età sarà probabilmente l’ultima Coppa del Mondo per Al-Dawsari, che intende nuovamente lasciare il segno con una nuova impresa.
IL TALENTO — Musab Al-Juwayr: Il giocatore più giovane della rosa dei Figli del Deserto è anche quello più interessante da guardare in questi Mondiali. Musab Al-Juwayr compierà 23 anni a manifestazione in corso e ha tutte le carte in regola per giocare nelle prossime stagioni nel calcio europeo. Centrocampista completo, è il classico tuttocampista, colui che eccelle sia nella fase difensiva che offensiva, che ha doti da regista ma anche da mezzala box-to-box, è abile anche negli inserimenti ed è un eccellente assistman, con il gioco aereo come tallone d’achille. Cresciuto nel Al-Hilal, dove esordisce 18enne, trova però pochissimo spazio nei Blue Waves, venendo prestato al Al-Shabab per una stagione e mezzo, guadagnandosi la titolarità e le prime presenze in nazionale. Nella scorsa stagione l’approdo all’ambizioso Al-Qadisiya dove contribuisce al quarto posto della squadra con 6 gol e ben 11 assist, il tutto con la maglia numero 10 addosso. Nonostante la giovane età vanta già 36 presenze con i Falchi: il Mondiale potrebbe valere la definitiva consacrazione per un talento che con la vetrina iridata potrebbe avere l’occasione della vita.
L’Arabia Saudita è capitata in un girone molto tosto, con due squadre decisamente più attrezzate come Spagna ed Uruguay, ma contro Capo Verde i Falchi non avrebbero soltanto la chance di vincere una partita al Mondiale per la terza rassegna consecutiva, ma di passare il turno se fossero una delle 8 migliori terze, centrando dopo 32 anni e sempre in America il passaggio del turno.
