
REPUBBLICA CECA — La Repubblica Ceca torna a disputare una Coppa del Mondo dopo vent’anni di assenza: l’ultima apparizione risale al 2006 in Germania, quando uscì nella fase a gironi. La qualificazione è stata quanto di più rocambolesco si potesse immaginare: i cechi hanno concluso secondi nel girone di qualificazione UEFA alle spalle della Croazia e si sono ritrovati ai playoff, dove hanno battuto consecutivamente Irlanda e Danimarca entrambe ai calci di rigore, conquistando il pass in modo rocambolesco. Un ingresso nel torneo che ha del cinematografico, reso ancora più incredibile dal fatto che queste fossero le prime due partite del nuovo CT Miroslav Koubek sulla panchina ceca. Inseriti nel Gruppo A insieme a Messico, Sudafrica e Corea del Sud, i cechi si presentano con una rosa equilibrata dominata dall’asse Schick-Šulc-Souček e con la figura affascinante del CT più anziano dell’intero Mondiale.
La rosa è composta quasi interamente da giocatori impegnati nel campionato ceco, con la spina dorsale targata Slavia Praga e Sparta Praga. I pochi elementi che giocano all’estero rappresentano però la qualità assoluta del gruppo: oltre a Schick, ci sono il portiere Matěj Kovář (PSV Eindhoven), Vladimír Coufal e Robin Hranáč all’Hoffenheim, Tomáš Souček al West Ham, Pavel Šulc al Lione e Adam Hložek all’Hoffenheim. Da segnalare anche la presenza di Ladislav Krejčí al Wolverhampton. La storia della qualificazione ha spaccato in due parti la stagione della nazionale: prima la crisi profonda — con la clamorosa sconfitta contro le Isole Faroe nelle qualificazioni che costò il posto all’ex CT Ivan Hašek — e poi la resurrezione guidata da Koubek.
L’ALLENATORE — Miroslav Koubek: Con i suoi 74 anni, Koubek è un’istituzione del calcio ceco. Ex portiere dello Sparta Praga durante la sua carriera da calciatore, ha iniziato il suo percorso in panchina nei primi anni ’80 e ha legato la maggior parte della sua carriera al Viktoria Plzeň, che ha guidato in tre mandati differenti portandolo a essere protagonista del calcio ceco. Ha anche allenato la nazionale Under 19. Richiamato nel dicembre 2025 per rimpiazzare Hašek dopo il disastro delle qualificazioni, ha trovato una squadra a pezzi e con scarsa fiducia: in appena tre mesi ha rimesso insieme i cocci, convinto il gruppo della propria qualità e ottenuto la qualificazione ai rigori contro Irlanda e Danimarca. La sua idea di gioco si fonda su compattezza difensiva, equilibrio e gestione magistrale dello spogliatoio. Questo Mondiale rappresenta il culmine assoluto di una carriera interamente dedicata al calcio ceco.
LA STELLA — Patrik Schick: Trent’anni, centravanti del Bayer Leverkusen e bomber dalla storia travagliata quanto affascinante. Cresciuto nella Sampdoria, approdò alla Roma nel 2017 senza mai riuscire a esprimere il proprio pieno potenziale in giallorosso, complici una gestione tecnica non sempre felice e qualche incomprensione di troppo. Il riscatto arrivò in prestito al RB Lipsia e poi al Leverkusen, dove ha trovato la sua dimensione definitiva realizzando stagioni di altissimo livello, tra cui una da 21 gol in Bundesliga. Ma il momento della consacrazione planetaria arrivò a Euro 2020, quando trascinò la Repubblica Ceca con 5 reti in 5 partite — capocannoniere del torneo — regalando al mondo uno dei gol più belli degli ultimi decenni: un sinistro da 45,5 metri contro la Scozia, con il portiere Marshall sorpreso fuori dai pali, ancora oggi la rete segnata da maggiore distanza nella storia degli Europei dal 1980. Questa stagione ha portato 6 gol in Bundesliga tra infortuni e panchine, ma Schick al Mondiale è una garanzia: con la maglia della nazionale segna con una media superiore a un gol ogni due partite.
IL TALENTO — Hugo Sochůrek: Il più giovane della spedizione ceca, 17 anni (compirà i 18 proprio durante il Mondiale), centrocampista dello Sparta Praga. Ha esordito in nazionale nell’ultima amichevole casalinga contro il Kosovo a soli sette giorni dal compimento dei 18 anni, diventando il giocatore più giovane nella storia della nazionale ceca. Mezzala dinamica cresciuta nel vivaio spartiota, capace di coprire entrambe le fasi con buona qualità tecnica, è una delle scommesse di Koubek per dare freschezza e imprevedibilità alla squadra a partita in corso. Le gerarchie parlano di lui come elemento di rotazione, ma la sua convocazione in extremis — sopravvissuto all’ultimo taglio insieme ad Alexandr Sojka — dimostra la fiducia totale del CT nelle sue qualità.
La Repubblica Ceca ha dimostrato di saper soffrire e lottare: l’impresa dei playoff ai rigori ha ridato un’identità a un gruppo che si era smarrito. Il girone non è impossibile — Sudafrica e Corea del Sud sono abbordabili sulla carta — e gli ottavi di finale, obiettivo dichiarato, sono realisticamente alla portata. Se Schick dovesse ritrovare lo smalto visto a Euro 2020, i cechi potrebbero regalare più di una sorpresa.
